Page 1583 - Shakespeare - Vol. 2
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ATTO V EN
Entra il Coro. 149
CORO
Consentite che, a quanti non hanno letto la storia,
io faccia la parte del suggeritore. A chi l’ha letta,
chiedo umilmente di accettare le nostre scuse:
i tempi, le masse umane, la sequenza degli eventi
noi non possiamo, nella loro grandiosità, in modo adeguato
rappresentare qui. Ora noi il Re vi portiamo
in quel di Calais. Fate conto di averlo già visto,
e sollevatelo in alto, sui vostri alati pensieri,
di là dal mare. Guardate! La sponda inglese
ricinge i flutti con una siepe d’uomini, donne, ragazzi:
con grida e applausi essi sommergon la voce tonante del mare
che, come un possente battistrada, precede il sovrano
come ad aprirgli un varco. Fatelo dunque sbarcare,
guardatelo imboccare in trionfo la via di Londra.
Così veloce è il pensiero che in questo istante
potete immaginarlo che attraversa Blackheath,
dove i suoi Pari lo pregano di far sfilare
il suo elmo ammaccato e la sua spada distorta
dinanzi a lui per la città. Ma egli rifiuta,
essendo immune da vanità, vanagloria e superbia, 150
e assegna ogni trofeo o segnacolo di gloria ostentata
non già a se stesso, ma a Dio. Mirate ora,
nella fucina pulsante e industriosa della vostra mente,
come Londra riversa in strada i suoi cittadini:
il Sindaco, con tutti i suoi maggiorenti parati a festa,
simili ai senatori dell’antica Roma,
con i plebei che sciamano alle loro calcagna,
vanno a incontrare il loro Cesare vittorioso.
Così − con minor pompa, ma non minore entusiasmo −
se il generale della nostra graziosa Imperatrice 151