Page 1160 - Shakespeare - Vol. 4
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quando si è sicuri di sé, od ammirarne
il modo di parlare, quando col mio
posso farmi capire abbastanza − e salvarmi pure,
dicendo la verità? Perché sono costretto
da qualche dovere gentilizio ad imitare
chi giura sul suo sarto, magari finché
il giurato diventa citatore? O spiegarmi perché,
se il mio barbiere non è alla moda, con lui
ci smena anche il mio povero mento, perché non è sforbiciato
giusto allo specchio di un tale favorito? Che regola c’è
che m’impone lo stocco dal mio fianco
di ciondolarmelo in mano, o di camminare in punta
ancor prima che la strada sia sporca? 28 Io sarò
il primo cavallo di una muta, ma mai uno
che tiri sulla traccia degli altri. Queste povere piaghette
non richiedono un impacco; quel che mi squarcia il petto
quasi fino al cuore è...
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Nostro zio Creonte.
PALAMONE
Lui;
un tiranno senza nessun freno, i cui successi
gli tolgono il timore degli dei, 29 e la crudeltà assicura
che nulla c’è al di sopra del suo potere; quasi mette
la religione in crisi, e deifica solo
l’incostante fortuna; e attribuisce
i meriti dei suoi seguaci unicamente
alle sue decisioni e azioni; manda gli uomini alla guerra
e poi se ne arroga le conquiste, bottino e gloria; uno
che non teme di fare il male e non osa fare il bene.
Vorrei che il sangue in me che è anche suo
fosse succhiato via dalle mignatte! Potessero scoppiare
e cadermi di dosso con la sua peste.
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Nobile cugino,