Page 1233 - Shakespeare - Vol. 3
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surrogazioni verbali, favole e simulacri.
          Come  Otello  si  costruisce  un’identità  almeno  in  parte  immaginaria,  così
          agendo  sul  suo  immaginario  Iago  trasmette  una  comunicazione
          assolutamente falsa facendola passare per vera. Ecco dunque il manipolatore

          o persuasore occulto − come certi campioni dell’informatica contemporanea,
          venditori di nulla e pervertitori del senso − la cui tragica presa su Otello è
          dovuta però non solo alla sua abilità linguistica e retorica, ma al fatto che
          Otello stesso è fin troppo esposto a quelle tentazioni dell’immaginario. Non

          solo Otello ama una sua forma di irrealtà − lui, il soldato classico e il nobile
          guerriero,  l’amatore  sublime  −  ma  sollecita  quasi  Iago  a  presentargli  una
          realtà  illusoria,  fallace  e  distruttiva.  Perciò  il  loro  rapporto,  centrale  al
          dramma,  appare  come  un  legame  indissolubile  e  quasi  di  alterità

          complementare:  si  basa  su  forme  di  comunicazione  subliminali,  condotte  a
          livelli profondi, inconsci, retoricamente falsate, indirette e perverse. Abbiamo
          già visto il gioco del gatto col topo che Iago conduce con le sue reticenze,
          interruzioni,  arresti  e  sospensioni  di  senso,  con  le  cose  dette  e  non  dette,

          negate  appena  affermate per  affermarle.  Perciò  alla  fine  si  attua  il
          rovesciamento  e  l’inversione  dei  ruoli  che  è  tipica  del  livello  profondo  di
          questa tragedia: Otello che parla e diventa quasi come Iago, perde la propria
          identità  costruita,  ritorna  alla  condizione  «barbarica»  delle  origini  e  finisce

          schiavo  di  colui  di  cui  era  padrone,  mentre  il  sottoposto  la  fa  da  padrone.
          Quando  non  gli  è  più  possibile  farlo,  Iago  si  chiude  nel  silenzio  assoluto  e
          tronca ogni comunicazione, perché ora dovrebbe essere veritiera, mentre a
          lui interessa solo la comunicazione perversa.

          L’assunzione da parte di Otello del punto di vista e del linguaggio di Iago −
          che ha permesso a tanti attori di recitarne alternativamente i ruoli − investe
          anche  le  immagini.  All’inizio,  le  immagini  che  infiorano  il  discorso  di  Otello
          sono marziali, regali, mitologiche, esotiche (le terre lontane e i cannibali; più

          avanti, il Ponto Eusino e il fuoco prometeico), il suo amore è proiettato sul
          piano  cosmologico  dell’assoluto  («Olympus-high», II,  i,  188).  Iago,  per
          converso, fin dall’inizio, insiste su immagini di sesso e copula bestiale («an
          old black ram / Is tupping your white ewe», I, i, 89, «your daughter cover’d

          with a Barbary horse», v. 111, e così via), di donne in fregola come animali,
          traditrici  e  promiscue  (i  suoi  dialoghi  con  Roderigo  nell’Atto I  e  con
          Desdemona nel II). Ciò che per gli altri è «courtesy» per lui è «lechery» (II, i,
          253-254); le sue visualizzazioni a Otello sono di bestie nel calore del coito,

          capre,  scimmie,  lupi  (III,  iii,  402,  409-410).  Ebbene,  durante  e  dopo  la
          tentazione,  Otello  assume  nel  suo  discorso  le  stesse  immagini:  le  corna,
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