Page 1228 - Shakespeare - Vol. 3
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scena dopo che è stato congedato per invitare Otello a non pensarci (v. 249).
          Il susseguente soliloquio di Otello (vv. 261-283) indica che è già vinto: egli
          ipotizza Desdemona come un falco selvaggio che andrà lasciato buttarsi su
          ogni  preda,  e  si  commisera  −  per  la  sua  nerezza,  la  mancanza  di  grazie

          salottiere, il declinare degli anni; meglio essere un rospo che defraudato del
          suo bene. Il procedimento per negazioni e sospensioni di senso di Iago spinge
          Otello a riempire i vuoti dell’altro; la sua immaginazione, le sue idee e il suo
          linguaggio ne sono contaminati. Fin qui il duello si è svolto essenzialmente a

          livello mentale e verbale; ma altri, più sottili procedimenti ha in serbo Iago,
          che nel frattempo si assicura il possesso del fazzoletto di Desdemona, che
          avrà peso per il convincimento esteriore di Otello − un Otello ormai perduto
          in trance e rêverie di gelosia («not poppy, nor mandragora...», vv. 335-339),

          sul cavalletto della tortura (v. 341), rassegnato alle ore segrete di lussuria di
          Desdemona e a ogni sua più bassa promiscuità pur di non saperlo (vv. 344-
          353).  Otello  qui  si  sveste  dei  suoi  panni  eroici  e  dell’esaltazione  guerresca
          (vv. 355-363); vorrà, come già nella fonte, prove oculari del tradimento (vv.

          365-370).  E  Iago,  dopo  una  difesa  splendidamente  ipocrita  della  propria
          onestà  (vv.  379-386),  gliela  dà,  a  modo  suo,  ricorrendo  a  un  secondo
          procedimento,  quello  della  visualizzazione  immaginaria  (o  ipotiposi):  quasi
          come  su  uno  schermo  televisivo,  sia  pure  tramite  la  negazione  della

          possibilità, Iago proietta l’immagine di Desdemona «montata» sotto gli occhi
          di Otello (vv. 401-402) e la visione di bestie in calore nell’atto del coito (vv.
          408-411). Iago ricorre quindi a un terzo procedimento di persuasione: quello
          del  (falso)  racconto  delle  confessioni  intime  di  Cassio  nel  sogno  (vv.  419-

          432),  che  dà  per  così  dire  il  «sonoro»  alla  precedente  visualizzazione.
          Avvelenamento  mentale,  visualizzazione,  racconto:  ne  consegue  il  rito  del
          giuramento di vendetta in ginocchio (vv. 454-476), con Otello che ancora si
          erge,  quasi  parossisticamente,  a  dimensioni  mitico-eroiche  di  fermezza,  e

          Iago che per una volta «imita» il linguaggio solenne del generale (vv. 470-
          476).  Nella  quarta  scena,  dopo  un  fastidioso,  breve  intervento  del clown,
          Otello  affronta  Desdemona  aggrappandosi  alla  «magia  barbarica»  del
          fazzoletto trafugato: è forse l’inizio di un suo ritorno alle origini africane, al

          passato  di  «barbaro»  prima  dell’acculturazione  veneziana.  Nella  confusione
          mentale e dei ruoli che ormai si è instaurata nel dramma, Desdemona deve
          constatare che «gli uomini non sono dei» (III, iv, 146) ma vengono travolti da
          inspiegabili passioni.

          La breve entrata di Bianca, alla fine dell’Atto III, ha fatto procedere l’intrigo
          esteriore.  L’Atto  IV si apre con un altro magnifico esempio di visualizzazione
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