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G.2. URBANISTICA • REALTÀ URBANA
2. DESTINAZIONI D’USO
MONOFUNZIONALITÀ E POLIFUNZIONALITÀ
Ogni realtà urbana racchiude al suo interno molteplici funzioni pubbliche e private, di Le norme di piano regolatore dovrebbero sempre precisare, per ogni zona (area omo-
interesse collettivo e individuale: residenziali, culturali, commerciali, direzionali, pro- genea) le destinazioni d’uso ammesse o compatibili oppure, al contrario, per esclu-
duttive, sportive e di svago, nonché gli spazi riservati alla mobilità. sione, quelle incompatibili. È evidente che il primo criterio è connesso a una normati-
Ogni funzione tende a impegnare delle aree specifiche determinando così la loro va precisa e, per certi versi, anche abbastanza rigida. Il secondo criterio è invece alla
destinazione d’uso. Questo può avvenire (come spesso nel passato) per iniziative base di una normativa tendenzialmente elastica. La scelta dipende ovviamente dalle
spontanee non predeterminate, oppure (come spesso attualmente) per decisioni pro- finalità che si intendono raggiungere. L’urbanistica di derivazione culturale razionali-
gettuali antecedenti la realizzazione delle opere che ne attestano la destinazione. sta, che ha improntato notevolmente le progettazioni della metà del XX secolo, ha
La dimensione delle aree aventi la medesima destinazione d’uso può essere molto selezionato rigorosamente le destinazioni d’uso dando origine a grandi estensioni di
varia e articolata. In ogni tessuto urbano si intrecciano, infatti, destinazioni d’uso diver- aree monofunzionali. Attualmente esiste invece una forte controtendenza protesa alla
se, tanto da formare dei veri e propri “mosaici”. Dalla coerenza degli accostamenti formazione di aree miste e, per quanto possibile, di non grandi dimensioni.
deriva la funzionalità dell’insieme. L’elaborato riguardante le destinazioni d’uso di un insediamento o di una sua ampia
A volte le destinazioni d’uso tendono a sovrapporsi e a mescolarsi. Si parla allora di parte prende il nome di zonizzazione funzionale. Esso può riguardare la rappresen-
destinazioni d’uso miste e di aree polifunzionali. Si dicono invece monofunziona- tazione dello stato di fatto oppure una ipotesi progettuale.
li le aree aventi un’unica destinazione. Le destinazioni d’uso debbono essere non solo coerenti nei loro accostamenti e rag-
Per esemplificare, sono aree monofunzionali quelle destinate esclusivamente a residen- gruppamenti, ma anche idonee alla natura e alle caratteristiche morfologiche dei ter-
ze, oppure esclusivamente ad attività produttive industriali, a servizi scolastici, a parchi reni. Ad esempio: un’area destinata all’edificazione deve avere una buona consisten-
ecc. Sono aree polifunzionali quelle destinate contestualmente a residenze, servizi pub- za geologica tanto da non richiedere lavori di fondazione troppo complessi; un’area
blici o privati, verde, attività commerciali, oppure (sempre a titolo di esempio) quelle desti- destinata a parco deve avere una dimensione e una acclività accessibile ed essere
nate ad attività direzionali pubbliche e private, attività commerciali e residenze. realmente percorribile in tutte le sue parti.
FIG. G.2.2./1 ANALISI DELLE AREE – RETINATURE DI FONDO FIG. G.2.2./2 SIMBOLOGIE PER EDIFICI E AREE DI USO PUBBLICO
(da sovrapporre alle retinature di fondo)
Aree residenziali e miste Aree per il verde e lo sport Scuole Uffici
con varie caratteristiche Ospedali e servizi sanitari Parcheggi
Aree per i parcheggi Chiese Impianti sportivi
Aree per servizi pubblici Aree industriali e artigianali Mercati Impianti militari
(scuole, ospedali ecc.) Aree ferroviarie Teatri e cinematografi Cimiteri
Attrezzature culturali varie
AREE RESIDENZIALI E MISTE FIG. G.2.2./3 PERUGIA – QUARTIERE “IL RIGO”, CORCIANO
(prog. Renzo Piano e altri, 1978/1982)
Non dovrebbero mai esistere grandi aree esclusivamente residenziali perché, come
già osservato, la monofunzionalità impoverisce sempre la qualità. Il quartiere, di circa 100 alloggi di edilizia economica, è basato sul concetto di “unità in evoluzione”
In realtà tali aree sono presenti in numerosi insediamenti, specialmente nelle cinture con partecipazione diretta degi abitanti, messi in grado di realizzare di propria iniziativa numerose
periferiche, dove l’urbanizzazione è avvenuta in forme affrettate e spesso con finali- opere di completamento e finitura.
tà fortemente speculative.
Detto questo, occorre osservare che esistono ampie aree nelle quali prevale la fun-
zione residenziale, mista ad altre, che è corretto definire residenziali.
Le loro caratteristiche sono estremamente varie in relazione agli indici di utilizzazio-
ne, alle tipologie edilizie, alle modalità di aggregazione degli spazi, alla presenza di
attrezzature collettive, alla rete delle comunicazioni, alle funzioni integrative.
Le funzioni integrative debbono essere ovviamente “compatibili” con il prevalere del-
la funzione residenziale (non nocive, non inquinanti, non generatrici di traffico inten-
so e caotico). Le funzioni integrative possono affiancarsi a quelle residenziali
sia in orizzontale sia in verticale.
Negli edifici abbastanza sviluppati in altezza è frequente l’uso del piano terreno per
scopi ricreativi e commerciali, e quello di parte dei piani superiori per piccoli uffici e
studi professionali. È nota a tutti la teoria razionalista del piano terreno libero: ogni
edificio dovrebbe sorgere su “pilotis” e consentire, secondo Le Corbusier, la conti-
nuità fisica e visiva del terreno.
In una zona residenziale (o nelle sue immediate adiacenze se la zona è relativa-
mente piccola) non possono mancare le attrezzature commerciali (almeno di prima
necessità e comunque idonee a soddisfare le esigenze degli abitanti), le scuole
dell’obbligo, compresi asilo nido e scuola materna, i servizi sanitari essenziali com-
presa la farmacia, qualche attrezzatura sportiva-ricreativa-culturale-religiosa, il
verde pubblico.
La rete viaria carrabile deve chiaramente distinguersi in almeno due livelli: di colle-
gamento interquartiere e di distribuzione locale. È importante anche la presenza di
una rete pedonale che consenta agli abitanti di ogni età di raggiungere senza diffi-
coltà scuole, negozi, uffici locali, verde pubblico e ogni altro luogo di interesse col-
lettivo.
Ogni tipo di servizio e attrezzatura ha proprie esigenze funzionali e un proprio raggio di
influenza. La sua distribuzione urbana e territoriale deriva quindi dall’intrecciarsi di que-
sti due fattori e dalla già accennata tendenza alla concentrazione di più tipologie.
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