Page 1159 - Shakespeare - Vol. 2
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12 I, i La scena (in blank verse con distico conclusivo) si svolge, come il prologo, a Warkworth, davanti
                 al castello di Northumberland. Essa mostra l’opera ingannatrice della Fama, disegna il personaggio
                 cupo di Northumberland (vedi nota 10) sviluppando i motivi della malattia e della vecchiaia, suscita
                 un  clima  drammatico  di  sgomento  e  confusione  atto  a  colpire  l’immaginazione  degli  spettatori,
                 rievoca vividamente la rivolta sfortunata di Hotspur (1403) e annuncia i caratteri essenziali di quella
                 capeggiata  dall’Arcivescovo  (1405,  cfr.  1, IV, iv). Questa seconda congiura, centrale nell’opera, è
                 presentata,  per  ragioni  drammatiche  (e  in  contrasto  con  la  cronologia  storica)  come
                 immediatamente successiva alla prima e ad essa collegata.

              13 I,  i,  20  Lo  spettatore  della Parte I sa che non una di queste informazioni è vera; anche i parziali
                 successi dei ribelli sono riferiti inesattamente: Douglas ha ucciso un solo Sir John Blunt (1, V, iii); e
                 Stafford non è fuggito ma è stato ucciso (ivi). Al v. 19 è il primo riferimento a Sir John Falstaff,
                 evidentemente  noto  agli  spettatori,  subito  identificato  a  scanso  di  equivoci  come  compagno  del
                 Principe, “maiale” e “grasso”; il fatto che Lord Bardolph lo ritenga degno di menzione lascia anche
                 intendere la fama guerresca (immeritata) di cui egli gode.

              14 I, i, 21 Ricorda «veni vidi vici», cfr. 23 (Wilson).
              15 I, i, 27 Vedi Prologo.
              16 I, i, 42 Gioco di parole sul soprannome di Henry Percy, Hotspur, vedi nota 7.
              17 I, i, 50 Coldspur vale “spronefreddo”. Vedi nota precedente.

              18 I, i, 67 Il Conte di Worcester, fratello di Northumberland e istigatore vero della sommossa dei Percy,
                 condannato a morte da Enrico IV al termine di 1 Henry IV.

              19 I, i, 102 Sullen bell è espressione usata in senso analogo in Sonetti, LXXXI.
              20 I, i, 128 Douglas aveva ucciso tre uomini che indossavano le insegne del Re, vedi 1, V, iii-iv. Per i
                 dettagli  della  sua  fuga  vedi V,  v,  e  il  brano  relativo  di  Holinshed  (III  26).  Per  Worcester  (pron.
                 /uòster/, bisillabo) vedi sopra, nota 18.
              21 I, i, 154 Order è l’ordine della natura, secondo i concetti che Shakespeare svilupperà in Troilus and
                 Cressida, I, iii. Simili invocazioni del caos si troveranno nelle grandi tragedie. «La ribellione all’ordine
                 del  mondo  equivale  al  tradimento  al  Re.  Northumberland  lo  riconosce,  ma  è  attratto  dall’eco
                 cosmica della sfida» (Rota).
              22 I, i, 160 I versi 155-160 riprendono la metafora del mondo come teatro già presente nel Prologo, 5.

              23 I,  i,  205  Riccardo II  (1367-1400,  re  dal  1377),  era  stato  fatto  uccidere  nel  castello  di  Pomfret
                 (Pontefract, Yorkshire) dal cugino Henry Bolingbroke, duca di Lancaster, che gli successe col nome
                 di Enrico IV. L’Arcivescovo “invoca il sangue” di Riccardo  II quasi fosse un martire. «Morton invoca,
                 per  il  proseguimento  della  guerra,  argomenti  opposti  a  quelli  di  Northumberland  (153-160):  non
                 ribellione,  sovvertimento  dell’ordine,  ma  guerra  religiosa...  Le  stesse  ragioni  che  avevano  indotto
                 Bolingbroke a ribellarsi contro Riccardo, inducono ora i suoi nemici a ribellarsi contro lui» (Rota).

              24 I, i, 211 Shakespeare fa così sembrare naturale la necessaria esposizione dei fatti data da Morton
                 (Wilson).

              25 I, ii La scena, in prosa, è posta in una strada di Londra. Si ricollega alla precedente in quanto ha per
                 personaggio  centrale  un  vecchio  acciaccato  nemico  giurato  di  ogni  forma  di  ordine,  ordine  qui
                 rappresentato dallo stesso Primo Giudice del regno. Troviamo Falstaff assurto a nuovi onori rispetto
                 alla Parte I  (il  paggio  che  gli  porta  la  spada,  l’acquisto  di  un  cavallo),  e  tuttavia  egualmente
                 squattrinato e risentito nei confronti dei mercanti che non gli vogliono far credito. Egli si esibisce in
                 una serie di attacchi verbali in cui la comicità si mescola al livore: contro il paggio (10-18), il Principe
                 (18-27), il mercante di stoffe (33-46), il servo del Giudice (69-86) e il Giudice stesso (89-225). Con
                 quest’ultimo però Falstaff gioca d’astuzia, attaccandolo indirettamente.

              26 I, ii, 12 Falstaff è paragonato a un maiale fin dalla sua prima menzione del dramma (I, i, 19).
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