Page 1205 - Shakespeare - Vol. 4
P. 1205

Ancora una parola.
               Ora voi andate a contemplare la mia dama −
               poiché, badate, essa è mia −



              ARCITE
                               No, dunque −



              PALAMONE
                               No, vi prego.

               Voi parlate di nutrirmi per ridarmi forza;
               ma ora vi avviate a contemplare un sole
               che ristora chi lo guarda; là voi avete
               un vantaggio su di me, ma godetelo finché

               io possa imporre il mio rimedio. Addio.
                                                                                                        Escono.



                                                    Scena II         EN



                                          Entra la Figlia del Carceriere sola.


              FIGLIA

               Non ha compreso quale macchia intendessi, è andato
               per conto suo. Ora è quasi mattina.
               Poco m’importa; vorrei che fosse notte perpetua,
               e l’oscurità signora della terra. Senti; è un lupo!

               In me il dolore ha ucciso la paura, e tranne una cosa
               non m’importa di nulla, e quella è Palamone.
               Non faccio conto se i lupi mi sbranassero, se solo
               egli avesse questa lima; e se lo chiamassi?

               Non posso gridare; se urlassi, che sarebbe poi?
               Se non rispondesse, richiamerei un lupo,
               e gli farei un bel servizio. Ho sentito
               strani ululati per tutta questa notte; e se fosse

               che già ne han fatto preda? Egli non ha armi;
               non può correre; il tintinnio delle sue catene
               potrebbe richiamare bestie feroci, che hanno in sé
               un istinto per riconoscere un uomo disarmato
   1200   1201   1202   1203   1204   1205   1206   1207   1208   1209   1210