Page 1188 - Shakespeare - Vol. 4
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non possa mai il vento scortese farti male. O mia signora,
se hai mai provato cosa sia il dolore,
immagina come soffro. − Su, ora seppelliscimi.
Escono.
Scena II EN
Entra Arcite.
ARCITE
Bandito dal regno? È un beneficio,
una grazia per cui gli devo render grazie; ma bandito
dal godere di quel viso per cui muoio,
oh, questa fu una punizione crudele, una morte
oltre l’immaginazione; una vendetta
che, neppure fossi vecchio e malvagio, tutti i miei peccati
potrebbero mai farmi cascare addosso. Palamone,
ora sei tu in vantaggio; tu resterai a vedere
i suoi occhi splendenti sorgere ogni mattina alla tua finestra,
e inondarti di vita; ti nutrirai
della dolcezza di una bellezza nobile
che la natura mai fece di meglio, né mai farà.
Buoni dei, quale felicità è toccata a Palamone!
Venti a uno che arriverà a parlarle,
e se lei è gentile quanto è bella,
so che sarà sua; con la lingua egli sa placare
tempeste, e fare le orride rocce innamorare. Come sia sia,
la morte è il peggio; non lascerò lo stato.
So che il mio è solo un mucchio di rovine,
e là non c’è rimedio. Se vado, egli l’avrà.
Decido dunque per un travestimento che compierà
o terminerà il mio destino. Bene o male che vada, son contento;
la vedrò e sarò a lei vicino, o sarò morto.
Entrano quattro Rustici e uno con una ghirlanda davanti a loro.
PRIMO RUSTICO