Page 1212 - Shakespeare - Vol. 3
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Note







               1 I,  i,  3 properties:  proprietà,  qualità  essenziali,  caratteristiche;  tradurre  ‘principi’,  ‘natura’  ‘essenza’,
                 introduce un’astrattezza non presente in inglese, dove properties allude anche agli ‘attrezzi di scena’
                 che si “spiegano” all’inizio della rappresentazione. In vista di ciò, e di quanto avverrà, si è preferito
                 «scenari».

               2 I, i, 6-7 lists: limiti, confini, come nelle “lizze” dei tornei cavallereschi; strength: capacità intellettuale,
                 più che autorità politica.
               3 I,  i,  8  Anche  se  il  senso  di  fondo  sembra  abbastanza  chiaro,  il  passo  è  ingarbugliato  e  confuso,
                 probabilmente corrotto. L’Oxford Shakespeare lo stampa come tale, indicando fra parentesi quadre
                 la possibile mancanza di qualche parola. Il v. 8 è ipermetro; ma da qui e per tutto il dramma si ha
                 una  versificazione  irregolare,  spesso  “a  sbalzi”,  con  versi  spezzati  o  allungati,  che  talvolta  non  è
                 neppur chiaro se siano versi.

               4 I, i, 11 pregnant in: versato, ferrato; ma introduce subito un sottofondo linguistico con connotazioni
                 sessuali, che sarà tipico di tutto il dramma. Si poteva anche tradurre: ‘addentro’. Sotto,  IV, iv, 18,
                 avremo unpregnant.

               5 I, i, 14 warp, nel senso di sviarsi, fuorviarsi (oggi: torcersi, deformarsi).
               6 I, i, 26 La stessa frase di Isabella ad Angelo, sotto, II, iv, 31, che assumerà per questi ben diverse
                 implicazioni.
               7 I, i, 35-36 touch’d  e issues: termini relativi al conio delle monete (onde la traduzione), come sopra
                 figure  (v.  16),  relativo  allo  stampo  o  sigillo  ducale,  e character  (v.  27),  ‘iscrizione’  o  ‘incisione’:
                 l’imagery del conio o dell’impressione è ripresa sotto (vv. 48-50) ed è particolarmente insistita nel
                 dramma.
               8 I,  i,  72  Queste  frasi  riflettono  (con  qualche  compiacenza  adulatoria)  l’atteggiamento  ben  noto  di
                 Giacomo I, che aveva manifestato ribrezzo e ostilità per le pubbliche manifestazioni di giubilo attorno
                 alla sua persona. Cfr. sotto,  II, iv, 24-29. Ma naturalmente, sia Elisabetta I che lui “inscenavano”
                 esplicitamente il loro ruolo di sovrani assoluti: «We princes, I tell you, are set on stages, in the sight
                 and view of all the world» (la prima, in un discorso al Parlamento nel 1586); «A king is one set on a
                 stage,  whose  smallest  actions  and  gestures,  all  the  people  gazingly  do  behold»  (il  secondo,  in
                 Basilikon  Doron).  Alle  rappresentazioni  di  corte,  il  sovrano  sedeva  su  una  sorta  di  palcoscenico
                 personale. E il Duca, alla fine, vorrà un ingresso solenne in città.
               9 I, ii, 5 Hungary: gioco di parole con il quasi omofono hungry (affamato); quella pace lasciava male
                 in  arnese.  Subito  sotto,  allusione  al  problema  della  pirateria,  cui  Giacomo I  era  particolarmente
                 sensibile.
              10 I, ii, 27-28 there... between us: frase proverbiale (le stesse forbici ci hanno tagliato).

              11 I,  ii,  32-34  Giochi  di  parole  su three-piled  (velluto  particolarmente  pregiato), piled,  nel  senso  di
                 ‘pelato’, con riferimento agli esiti della cura mercuriale per le malattie veneree, ripreso sotto («non
                 berrò dopo di te», per lo stesso motivo), e al v. 50, dove la French crown è altra allusione al “mal
                 francese”,  cioè  alla  sifilide,  e  di  seguito  nello  scambio  di  battute  ( sweat  al  v.  81  si  riferisce
                 egualmente alla cura per questo male).

              12 I, ii, 43 Colei che dà refrigerio alle “caldane” del desiderio.
              13 I, ii, 48 Gioco di parole fra dollars (dollari) e dolours (dolori), quasi omofoni.
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